Esoterismo e parole

 Il professor Claudio Bonvecchio, ha pubblicato recentemente con il professor Bernardo Nante, un dizionario di termini esoterici. In questa intervista il professor Bonvecchio risponde ad alcune domande su quell’opera quattro mani che ha richiesto ben dieci anni di lavoro ai due autori.

Che importanza ha la parola per l’esoterismo?

La parola è qualcosa che crea e questo non solo nell’esoterismo, ma anche per la Chiesa. Non a caso il mondo è stato creato con la parola di Dio. La parola ha in sé una forza e una potenza. Noi sappiamo, per esempio, che nel rituale della Chiesa la Transustanziazione avviene tramite la parola e i gesti che trasformano la particola nel corpo e ne sangue di Cristo. Del resto la trasformazione attraverso la parola avviene anche in situazioni diverse, come una seduta di laurea, che io stesso ho vissuto centinaia di volte. Il candidato entra studente e presenta la tesi. Poi i professori si radunano e alla fine chi li presiede dice: “Per i poteri a me conferiti, ti proclamo dottore in………”. Da quel momento il candidato non è più  studente, è dottore. La parola lo ha trasformato. ha un titolo diverso. I genitori non si sentono più in dovere di mantenerlo e non ha più diritto a tutta una serie di aiuti  di cui beneficiava prima. Deve cavarsela da solo.

Anche il matrimonio dipende dalla parola. Non per la convivenza, ma perché quando qualcuno dice determinate parole a una donna o un uomo, a seconda dei suoi gusti, stabilisce una realtà che prima non c’era. In questo senso la parola è assolutamente creativa e produce degli effetti che spesso passano inosservati quando non ci toccano direttamente. La parola “amore”, per esempio, crea un legame ed è molto diversa dalla parola “ti voglio bene” che oggi è molto più in voga perché la si può dire sia al gatto sia alla persona chi si amerà per tutta la vita. Comunque la parola che esprime un sentimento crea quel sentimento che altrimenti resterebbe inespresso. Quindi la parola in realtà ha un potere esoterico straordinario.

Per non parlare della magia. Prendiamo, per esempio, la magia più simpatica e creativa della Cenerentola di Walt Disney. Quando la maga dice “Dibiti, dobiti, bù e la magia fa quel che vuoi tu” la zucca si trasforma in carrozza. Le parole sono molto più importanti di quanto noi crediamo.

Oggi si tende a sottovalutare l’importanza delle parole?

Salvo quando le parole sono talmente importanti da portare le persone in tribunale o da causare reati di sangue. Noi sottovalutiamo l’importanza delle parole, forse perché non ci è mai stata insegnata. Forse nel passato c’era una maggiore attenzione alle parole. Si sapeva che una parola aveva un valore, che comportava un impegno. Nei tribunali italiani, per esempio, si giura di dire la verità, solo la verità e nient’altro che la verità e si giura sulla parola, contrariamente ai tribunali americani dove si giura su un libro sacro. Quindi la parola diventa il sostituto di tutto. Certo, bisogna vedere come ciascuno intende la parola. 

Anche chi dice : “Ti do la mia parola” compie un atto creativo?

Quando diciamo: “Ti do la mia parola” , la parola sta per onore. Esiste ancora, anche se per fortuna non è più usato, il codice del duello. A seconda di come uno si rivolge ad un altro, può incorrere nella pratica del duello che può essere semplice, al primo sangue, o addirittura fino alla morte. Quindi, quando usiamo le parole, spesso non ci rendiamo conto del loro valore.

Ho notato che lei e il prof. Nante avete affrontato certe parole dal significato complesso, come “magia” o “alchimia”, sulla cui portata spesso gli stessi esoteristi non sono d’accordo.

Abbiamo cercato di dare la versione più corretta possibile senza privilegiare nessuna interpretazione particolare, senza scegliere per così dire né la mano destra, né la mano sinistra. La mano destra è la mano della regola e dell’ordine, la mano sinistra, secondo la tradizione, è quella del diavolo.… Certamente anche per la parola magia bisogna intendere che cos’è. La magia non è superstizione. La magia è la possibilità di utilizzare parole e gesti per cambiare situazioni in nome del principio dell’analogia che lega tutte le cose che esistono al mondo. Sembra una cosa fuori di testa, ma non è così. Io in casa ho tre gatti. E a volte ci  accorgiamo che con il gatto si crea una situazione analogica per cui spesso si è più amici del gatto che di un’altra persona. Questo è un atto di magia. Quando vediamo un grande albero spesso ci viene voglia di abbracciarlo o di toccarlo perché in fondo la magia è recuperare quei legami di simpatia e di analogia che abbiamo con le persone e anche con le cose. Poi certo esistono forme pratiche di magia: la cosiddetta magia cerimoniale. Personalmente sono convinto che determinate situazioni che passano per magiche nascono solo se le persone hanno loro stesse dei poteri magici. Per intenderci, noi viviamo in un mondo a tre dimensioni. Basta superare le tre dimensioni ed entriamo in una realtà diversa in cui lo spazio e il tempo non contano più. Per esempio nel sogno. Quando siamo nel sogno noi ci possiamo spostare da situazione a situazione, possiamo cambiare … I fisici accettano che, se possiamo entrare nella cosiddetta quarta dimensione, possiamo avere delle possibilità che altrimenti non esistono. I mistici ne sono una prova. Lo yoga a certi livelli può essere considerato anch’esso una forma di superamento della realtà tridimensionale. Abbiamo quindi cercato di spiegare alcune tipologie di questa cosiddetta magia che si è manifestata soprattutto nel Medio Evo e poi anche nell’età moderna. Poi il termine magia diventa un po’ la notte in cui tutte le vacche sono nere, ma la riflessione, l’attenzione all’universo si possono certamente considerare come un atto magico.

Nel dizionario lei chiarisce anche i rapporti tra esoterismo e politica, affrontano ad esempio i rapporti tra fascismo e nazismo ed esoterismo.

C’è una differenza tra i due. Il nazismo era molto più esoterico del fascismo. Il fascismo, fino al concordato, ha tentato in qualche modo di darsi una dimensione esoterica riprendendo l’antica Roma. C’era un gruppetto di esoteristi, tra cui Julius Evola di cui ho curato l’edizione dell’opera omnia, “Imperialismo pagano”, che avevano la tentazione di riprendere una tradizione pagana di tipo esoterico. Con il Concordato tutto ciò è finito. 

Nel nazismo le cose sono andate diversamente e sono diventate qualcosa di fuori da ogni prevedibilità. In Italia tutto ciò non è avvenuto perché c’era la Chiesa. Era la Chiesa la depositaria dei simboli più forti. In Germania la Chiesa cattolica non era molto presente e la Chiesa protestante non utilizza i simboli, o li utilizza al minimo. Inoltre in Germania si sono verificate situazioni che in Italia non si sono verificate. Ad esempio, nel 1933, quando Hitler prende il potere, la Germania era distrutta dal punto di vista dell’immagine politica. Il sovrano, Guglielmo II, era scappato, il presidente della Repubblica, Hindenburg, rifiutava di indossare divise che non fossero quelle dell’Impero. Anche le bandiere erano due: quella dell’Impero e quella della Repubblica. La situazione economica era disastrosa, la situazione sociale altrettanto. Quando in un Paese l’ordine sociale, politico ed economico consolidato si spezza, emerge qualcosa di più profondo, un po’ come quando un vestito si logora ed emerge la trama del tessuto. In Germania è emerso qualcosa che era sparito  grosso modo a partire dal 1200. Sono riemersi il culto di Odino, le rune. Contenuti dell’inconscio collettivo  sono ricomparsi con violenza straordinaria e con modalità ancestrali. Altrimenti non si spiega come la Germania, che era considerata il Paese filosofico e razionale per eccellenza, con un milione di copie del giornale socialista distribuite la domenica,  sia caduto improvvisamente in un mondo dove sono diventate norma cose che non appartenevano più a nulla, come il culto di Odino, l’Ordine Nero, perché le SS si chiamavano ordine nero, il castello di Wewelsburg, dove si compivano i rituali delle SS. Il fatto che giovani ariani si unissero per una notte a ragazze ariane per preservare la razza pura, iniziativa che ha coinvolto trecentomila ragazzi e ragazze, sono tutti fenomeni legati a un mondo ancestrale e non a caso sono durati dodici anni, dal 1933 al 1945. Il dodici che cos’è? È il tre, numero maschile, moltiplicato per quattro, numero femminile. Ossia la totalità. Spesso fenomeni di questo tipo, con questa violenza straordinaria, hanno questa stessa durata. In Italia, come ho detto, ciò non è avvenuto perché c’era la Chiesa. Era lei a distribuire le carte dei simboli. Infatti il fascismo è finito in una triste e drammatica pagliacciata, ma non ha avuto la violenza virale che ha avuto il movimento nazista che ha comportato anche la Shoa, perché nel mondo ancestrale i concetti di buono e di cattivo sono diversi rispetto al nostro mondo. Se leggiamo la Bibbia, in alcuni punti dell’Antico Testamento, Dio dice, parlando di Jericho: “Distruggete le mura, uccidete uomini, donne e bambini e spargetevi sopra il sale!” Quindi, quando riemerge il mondo ancestrale, non ci sono più norme e quello che per noi è male diventa bene. 

Comunque l’esoterismo c’è stato anche nel mondo comunista e nel mondo democratico. I presidenti americani avevano spesso rapporti con cartomanti e indovini. Lo stesso Stalin consultava un cartomante. Esiste un aspetto irrazionale nell’animo umano che non è sbagliato per sé stesso, ma che deve essere sempre equilibrato dall’aspetto razionale.

Ho notato che nel dizionario mancano termini come “vibrazione”  o “energia” che sono stati messi in auge dalla New Age e sono quasi entrati nel linguaggio comune. Perché?

Questi termini rientrano in qualche modo nel termine magia. D’altro canto si tratta di termini così vasti che occorrerebbe un libro per ciascuno di essi. Allo stesso modo abbiamo omesso la parola “cristianesimo”. Abbiamo scelto le parole che  non sono tanto comuni e che nello stesso tempo possono essere spiegate in maniera comprensibile.

Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante – Parole dell’esoterismo – Edizioni Mursia

Claudio Bonvecchio è Nato a Pavia il 20 gennaio 1947. È stato Professore Ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali, Presidente del Consiglio di Corso di Studi in Scienze della Comunicazione nell’Università degli Studi dell’Insubria (Varese) e Coordinatore del Dottorato in Filosofia delle Scienze Sociali e Comunicazione Simbolica. Dal maggio 2005 sino al 2015 è stato membro del Consiglio Scientifico del Centro Speciale sulla Simbolica Politica e delle Forme Culturali dell’Università degli Studi dell’Insubria e Direttore del medesimo Centro. È stato Presidente (sino al 2018) della Commissione Ministeriale Nazionale per l’idoneità dei Professori Universitari Ordinari e Associati di Filosofia Politica e Filosofia delle Scienze Sociali. È Membro di diversi Comitati Scientifici e editoriali. È Vice Presidente Emerito della Società Umanitaria di Milano. 

Bernardo Nante è nato a Buenos Aires nel 1955. Insegna Filosofia della religione e Mitologia generale e comparata all’Università del Salvador di Buenos Aires. È presidente della Fundación Vocación Humana. Studioso delle relazioni tra filosofia, antropologia e religione, si occupa in particolare delle fonti alchemiche del pensiero junghiano.

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