La luce nascosta dell’Ombra, questo il titolo dell’ultimo libro di Gabriele Rosmarie Paulsen, studiosa di filosofia e astrologia ermetica e fondatrice del metodo “Lungo la via del Sé”.
Nella sua nuova opera l’autrice affronta un tema delicato che molti preferiscono ignorare ma che è imprescindibile per una vera conoscenza di se stessi.“Il concetto di ‘Ombra´”, ci dice Gabriele, è stato coniato da Carl Gustav Jung, padre della psicologia del profondo. Jung era di madre lingua tedesca e ombra in tedesco si dice Schatten, un termine che viene dalla radice indogermanica ‘skot’ e significa ‘buio’, ‘oscurità’ o ‘nero’. Intende quella parte della nostra coscienza che esiste, ma che noi non conosciamo e che è buia. In questa parte buia alberga appunto l’ombra che è tutto ciò che non vogliamo vedere di noi stessi e che secondo la nostra visione dovrebbe essere abolito per far sì che il mondo diventi migliore e più sano. Quindi sono tutti i contenuti che rifiutiamo e reprimiamo e che finiscono nell’inconscio. La nostra coscienza infatti si divide in una parte conscia, quella in cui siamo identificati, e una parte inconscia, in cui non siamo identificati. La parte conscia è molto più piccola di quella inconscia”.
Quindi noi non conosciamo gran parte della nostra coscienza?
“Infatti. Freud ha paragonato la coscienza a un icerberg, dove la parte emersa corrisponde al dieci-quindici per cento della massa totale, mentre la parte nascosta, che non si vede, all’ottantacinque-novanta per cento. Se vogliamo diventare padroni di noi stessi e della nostra vita, dobbiamo relazionarci con la parte dell’inconscio e quindi iniziare a rivolgerci all’ombra, per diventare più consapevoli e avere in mano le redini della nostra vita. Oggi molto spesso, soprattutto negli ambienti in cui si pratica la ricerca spirituale, vediamo persone che aspirano alla luce. Tutti vogliono lasciare dietro di sé gli aspetti meno amati della propria personalità, ma questo è impossibile senza questa prima tappa di scoperta dell’ombra. Jung dice che si tratta della prima tappa archetipica che dobbiamo affrontare sulla via dell’individuazione, ossia sul percorso di consapevolezza. Lo stesso principio si ricava dallo studio dello zodiaco. Io amo molto il linguaggio simbolico dello zodiaco, lo uso volentieri per spiegare il percorso della nostra vita perché mi pare sia una bellissima metafora del lavoro evolutivo. Lo zodiaco, prima di indicare la luce cosmica – che sarebbe la nona stazione, quella del Sagittario, il centauro, metà uomo, metà cavallo, che tende l’arco verso il cielo– fa attraversare all’essere umano l’ottava stazione, quella dello Scorpione, di cui è governatore Plutone, il signore degli Inferi. Quindi, prima di andare verso la luce più grande, dobbiamo compiere il viaggio negli inferi di noi stessi, anche perché Plutone non governa solo le cose oscure, ma custodisce le pietre preziose e le risorse più pregiate della terra. In altre parole, quando facciamo un lavoro sull’ombra è come se tirassimo fuori dall’inconscio i contenuti più preziosi della nostra psiche. L’ombra aspetta solo di essere riscattata, ossia di essere tolta dagli inferi per essere vista alla luce del giorno e diventare risorsa”.
Ma ha senso mostrare la parte peggiore di noi stessi?
“Sì, perché in questo modo l’ombra può essere trasformata. Questo è il grande dono che l’ombra alberga in sé. Ogni ombra è sempre anche un contenitore di luce. Per questo ho intitolato il mio libro La luce nascosta dell’Ombra”.
Come possiamo operare questa scoperta e questa trasformazione dell’ombra? Possiamo farlo da soli, o abbiamo bisogno di un aiuto, ad esempio attraverso l’astrologia?
“L’astrologia ci può certamente aiutare, per esempio grazie all’interpretazione simbolica del proprio oroscopo da parte di una persona esperta, oppure grazie allo studio degli archetipi astrologici e della modalità verticale in cui si manifestano nel mondo. Poi ci sono altri metodi, come il lavoro che pratico con il metodo “Lungo la via del Sé”, dove uso le meditazioni regressive per comprendere gli aspetti d’ombra grazie all’immaginazione interiore. L’anima ci parla attraverso le immagini interiori, rivelandoci parti di noi che non conosciamo, ma che siamo chiamati a evolvere. Possiamo lavorare con i sogni che ci parlano anch’essi della nostra ombra interiore. Nel libro riporto inoltre un esercizio piuttosto facile da applicare. L’ombra, anche quando è nascosta nell’inconscio, riappare nel mondo esterno, è l’anima che la fa riapparire perché è sempre fatta di contenuti che l’anima vuole vivere e che l’io rifiuta. Ma l’anima non si fa distrarre dal suo piano e proietta nel mondo materiale i contenuti che vuole realizzare. Vale a dire che tutto ciò che ci viene incontro nel mondo materiale e che ci suscita fastidio, grande resistenza, o al contrario grande ammirazione, ogni volta che qualcosa ci provoca una forte emozione, possiamo dedurre che è legata alla nostra ombra. Quindi ogni volta che una persona ci irrita o muove qualcosa in noi, dobbiamo chiederci che cosa rispecchia di noi stessi. Anche la filosofia ermetica, uno dei pilastri del mio lavoro, ci insegna che non esiste separazione fra noi e il mondo esterno. Quindi, dal mondo esteriore mi ritornano tutti gli aspetti che non riesco a vedere in me. Se incontro una persona arrabbiata con me, o con la vita, devo chiedermi che cosa questa persona ha a che fare con me. Forse tendo a essere arrabbiata anch’io e non riesco ad accettare la mia rabbia perché mi è stato insegnato che una persona ben educata non si deve arrabbiare. Oppure sono arrabbiata con me stessa perché non riesco a realizzare ciò che vorrei. Insomma, se vedo un contenuto esteriore che disapprovo: rabbia, superbia, egoismo, invidia, bramosia, o anche quando vedo dei talenti che ammiro molto, devo chiedermi che cosa, tutto ciò, ha a che fare con me. Si tratta di ritirare la proiezione e di riportare il contenuto a sé. In questo senso gli archetipi astrologici ci possono aiutare, nella forma più aulica del loro insegnamento simbolico, a decodificare il mondo esteriore e insegnarci come riscattare il contenuto denso che ci viene presentato nel fuori, per integrarlo nella nostra vita ad un’ottava più alta”.
Mi potrebbe fare un esempio?
“Prendiamo il caso della rabbia. La rabbia potrebbe essere trasformata in assertività e dall’assertività potremmo arrivare al coraggio. Per esempio il coraggio di affermare la mia persona e di pretendere il mio posto nella vita, nel lavoro, in famiglia. Tutto questo corrisponde all’archetipo Marte-Ariete. Oppure prendiamo l’egoismo, archetipo Sole-Leone, che potrebbe diventare auto-centratura o auto-accettazione. Gli archetipi astrologici sono uno strumento veramente prezioso per la riconoscenza e la trasformazione dell’ombra. Infatti nel libro ho dedicato molto spazio agli archetipi nei loro aspetti d’ombra e in quelli di luce”.
Nel libro lei fa anche un accenno ad un’altra parte della coscienza chiamata subconscio. Qual è la sua funzione?
“Il subconscio è la linea di separazione tra conscio e inconscio che infatti devono essere separati per evitarci di venire continuamente in contatto con i contenuti dell’inconscio, il che non sarebbe una cosa sana. Ma il subconscio è comunque una linea permeabile. Questo ci permette di relegare nell’inconscio i contenuti che non vogliamo vedere o che non riusciamo a gestire in quel momento, ma anche di far riemergere dall’inconscio i contenuti repressi che è giusto elaborare. Quindi il subconscio è molto importante poiché ci permette sia di chiudere che di aprire la barriera tra conscio e inconscio. Vorrei però sottolineare che, secondo il mio avviso, l’apertura e la risalita di elementi dall’inconscio dovrebbe sempre avvenire nel quadro di un percorso interiore, accompagnati da una persona esperta che abbia fatto un lavoro d’ombra anche su di sé”.
Certe persone tentano di fare questo processo da sole, magari usando determinate sostanze. Che cosa pensa di questi tentativi?
“Personalmente sarei molto cauta. Fermo restando che il lavoro con l’ombra è fondamentale, bisogna tenere presente che la barriera va aperta con prudenza. Bisogna essere pronti a vedere e ad accettare l’ombra e dobbiamo prenderci il tempo necessario per elaborarla. Un’apertura troppo veloce o al momento sbagliato potrebbe addirittura provocare una psicosi. Il cosiddetto breakthrough va preparato e trattato con cautela”.
L’apertura andrebbe fatta sempre con un terapeuta?
“Direi che il lavoro sull’ombra andrebbe sempre accompagnato da una persona che s’intende dell’argomento e che sia capace di assumere una posizione al di sopra di ogni giudizio, di perbenismo o di una morale troppo restrittiva, proprio per il fatto che l’ombra è anche tutto ciò che vorremmo far sparire dal mondo, tutto ciò che compromette la nostra persona, ossia la maschera che mostriamo agli altri. Ma non solo: penso sia importante unire al percorso sull’ombra anche un’impostazione filosofica spirituale nei confronti della vita”.
La filosofia ermetica e gli archetipi astrologici ci possono aiutare in questo senso?
“Direi di sì. La filosofia ermetica costituisce una fonte molto preziosa e dal lavoro sugli archetipi astrologici risulta che ogni tipo di ombra può essere redenta. Non esiste nulla al mondo che sia solo buio, così come non esiste nulla al mondo che sia solo luce, ma ogni cosa contiene entrambi gli aspetti. Comprendere ciò è fondamentale per il lavoro sull’ombra”.
L’ombra in ciascuna persona è legata al segno di nascita?
“Diciamo che l’ombra si evince dal tema natale nella sua totalità. Anche l’ascendente è importante come rivelatore dell’ombra, o i nodi lunari. Gli archetipi astrologici sono, nella visione della filosofia ermetica, delle energie divine che si addensano man mano, scendendo verso il mondo terreno. La filosofia ermetica in questo senso parla di un Tutt’Uno, l’assoluto divino, che ad un certo tempo si separa in due: maschile e femminile, poi nel processo della creazione, il maschile e il femminile si separano in quattro elementi: due maschili, fuoco e aria e due femminili, terra e acqua. Da lì nascono i dodici archetipi astrologici. Quindi si intendono energie divine, spirituali, che scendono progressivamente verso il mondo terreno, dove si addensano sempre di più e creano la moltitudine di questo mondo. L’ombra è sempre un addensamento materiale consistente di queste energie. Così ciascun archetipo ha i suoi lati d’ombra e i suoi lati di luce. Abbiamo fatto l’esempio di Marte-Ariete che è il primo archetipo dello zodiaco. A lui è associata la figura del guerriero. Ora il guerriero può essere un soldato brutale, ma da un punto di vista riscattato potremmo immaginare il guerriero del Santo Graal, o colui che lotta interiormente contro il proprio ego per scoprire il Sé. Per quanto riguarda l’archetipo Sole-Leone, da una parte possiamo avere il dominatore, il padre severo e autoritario, dall’altra un padre autorevole e magnanimo, da un lato un re che usa il proprio potere per portare la ricchezza a se stesso, mentre dall’altro un re sovrano, padrone di sé che usa il potere per il bene del popolo. Così ciascun archetipo rappresenta aspetti di ombra e di luce”.
Nel libro lei cita varie fiabe popolari, ma anche opere letterarie moderne che riportano questo aspetto di ombra e di luce…
“Certo, e ciò viene sempre mostrato con due personaggi antagonisti. Del resto in ciascuno di noi vivono due antagonisti. Il primo è la nostra persona con la quale recitiamo il nostro ruolo nel mondo esteriore e dall’altra parte c’è la nostra ombra. Questo fatto è direi quasi naturale perché viviamo in un mondo polare. In letteratura due antagonisti molto famosi sono ‘Faust e Mefistofile’, nel racconto di Goethe. Oppure pensiamo a ‘Dr. Jekyll e il signor Hyde’, alla ‘Bella e la Bestia’, ‘Cappuccetto Rosso e il lupo’. Jung ci dice che non è possibile separare i due personaggi. Dobbiamo conciliarli in modo da raggiungere una via mediana. È il grande compito proposto dalla Coniunctio Oppositorum, una legge ermetica che ci insegna che ciò che ci farà tornare nell’unità alla fine del cammino è la riconciliazione di tutti gli opposti che vivono dentro di noi. È il ritorno all’unità, al Tutt’Uno, che significa contemplare tutto ciò che siamo, molto oltre a ciò che piace all’io”.
Parlando del Faust, la scienza moderna sta andando molto nella direzione di Mefistofile…
“Posso dire ciò che la filosofia ermetica dice da sempre e che oggi, per esempio, la fisica quantistica sta riscoprendo. Credo sia molto utile rivolgersi alle scienze antiche perché in esse alberga un grande sapere e forse l’errore della scienza degli ultimi 150 anni è stato di voler andare oltre, di superare tutte queste discipline. Anche qui sarebbe auspicabile una coniuctio oppositorum, ossia unire tutte le conquiste della scienza moderna con quello che fin dall’antichità si sa dell’essere umano. Lo dico spesso anche per quanto riguarda la malattia. Ogni sintomo è sempre un addensamento di ombra. L’ombra si può manifestare nel mondo esterno, o anche nel nostro mondo fisico. Ora, è spesso indispensabile usare la medicina moderna per trattare i sintomi. Uno shok allergico non si cura con la filosofia e anche la chirurgia ha fatto enormi progressi. Tuttavia vorrei ricordare che non è sufficiente per parlare di guarigione. Anche sopprimere un sintomo con dei farmaci non è guarigione. La guarigione sarebbe la comprensione del contenuto interiore addensatosi nel sintomo. Nel libro c’è un’immagine che illustra questo processo: un contenuto dell’inconscio precipita a livello del corpo, e grazie all’elaborazione interiore, può diventare conscio. Questo è il processo di guarigione e anche qui la medicina moderna dovrebbe appoggiarsi alla medicina antica, per la quale guarigione è sempre comprensione della simbologia del sintomo. Le due tendenze dovrebbero unirsi invece di osteggiarsi. Questa separazione è forse uno dei danni più gravi che il materialismo e l’industrializzazione hanno causato dall’illuminismo in poi”.
Gabriele Rosemarie Paulsen, “La luce nascosta dell’ombra”, Edizioni Mediterranee











