È questo il termine usato dai ricercatori nell’ambito ufologico, quando tracce, reperti d’arte rupestre e documentazioni archeologiche riconducono ad una conoscenza scaturita dal mito degli "DEI", venuti dal cielo ad istruire l’uomo sulla ia dello sviluppo tecnico, sociale e culturale. C’era una volta...così noi spesso ci esprimiamo con semplicità, quando vogliamo introdurre il racconto di eventi passati ed è grazie a semplici e anonime persone che l’ufologia oggi può avere migliaia di testimonianze, che permettono a tutti gli studiosi del fenomeno di redigere statistiche ed elaborare metodologie di ricerca. Insostituibili, i testimoni rappresentano un patrimonio di enorme valore. Essi si contrappongono all’occultamento del fenomeno UFO messo in atto da quasi tutti i governi sul nostro pianeta.
Occultamento e smentite sono gli strumenti messi in atto quando si vuole assolutamente escludere e rimuovere dal presente e dal passato qualcosa di molto importante, per esempio, l’inquietante presenza sulla Terra di una civiltà esterna al nostro pianeta, negando la possibilità che essa abbia interagito nel nostro sviluppo, partendo da quello della mitica Atlantide.
Non esiste una concreta e determinata datazione dell’inizio del fenomeno UFO nel passato, ma, per mezzo della paleoastronautica e dei suoi sostenitori, è stato possibile raccogliere una vasta documentazione, che ogni giorno si arricchisce di nuovi elementi. Archeologi, geologi, scienziati e ricercatori sono oggi all’opera per fare luce sul nostro remoto passato ed affrontano con serietà un tema spinoso come questo, anche se il loro operato è ancora poco considerato dalla scienza ufficiale.
Nel 1938, nella regione tibetana di Bayan Kara Ula, ai confini con la Cina, furono rinvenute all’interno di una caverna una serie di tombe e di dischi di granito, dal diametro di mezzo metro. Lo scopritore, l’archeologo cinese Chi Pu Ti, constatò che le tombe contenevano degli scheletri di piccole dimensioni con la particolarità di possedere dei grandi crani, non in rapporto con le dimensioni del resto dello scheletro. Accanto ad essi vi erano dei dischi in pietra, circa 700, coperti da geroglifici. Il professor Tsum Um Nui, curò la traduzione di tali incisioni. Il risultato è stato sorprendente. Vi si narrava di strani esseri discesi sulla terra ben 12000 anni fa. Si noti la datazione, questa data ricorre con frequenza ed è collegata alla civiltà di Atlantide.
Certamente l’antico Egitto rappresenta una fonte di grande importanza, nel momento in cui una serie di studiosi fa risalire la costruzione della Sfinge a ca. 15000 anni fa, in totale assenza di qualsivoglia tecnologia. Ricordiamo, che in merito alle piramidi egiziane non vi sono ancora delle certezze assolute sulle modalità della loro costruzione ed è comunque più che discutibile l'ipotesi, che, in assenza della ruota come elemento di trasporto, gli egiziani abbiano utilizzato, massacrandoli, centinaia di migliaia di schiavi per realizzarle. Sono molti gli indizi che fanno supporre un legame tra l’antico Egitto e visitatori extraterrestri. Nel 1992 l’archeologo Howard Carter scoprì la tomba del mitico faraone Tutankhamen. Insieme a reperti di inestimabile valore, spiccavano le figure di due piccole mummie dalle dimensioni fetali. Una era sicuramente un feto mummificato, ma la seconda mummia, avvolta in bende sacre, non presentava una morfologia umana o meglio, terrestre.
L’essere aveva una gabbia toracica più larga ed alta della nostra, braccia e dita erano insolitamente lunghe, il viso terminava a punta, con zigomi sporgenti, il naso e la bocca erano minuscoli, la testa aveva la forma di "una pera rovesciata". Questo identikit corrisponde in molti dettagli alla casistica delle EBE, definite spesso "i Grigi". Misteriosamente la mummia andò persa durante il suo trasferimento al Cairo, unitamente a un gran numero di foto.

L’ipotesi aliena è presente in tutta la storia dell’antico Egitto. Le autorità del Cairo si sono mostrate in diverse occasioni reticenti a fornire permessi di studio sulla Sfinge e sulla zona adiacente ad archeologi coraggiosi e pertanto non ortodossi, quali John West e Robert Bauvall. Questi fanno risalire l’esistenza della Sfinge a 15000, e delle tre piramidi di Giza a 12000 anni orsono. Robert Bauval assieme ad Adrian Gilbert ("Il mistero di Orione" ed. Corbaccio 1997) sostengono, che lo schema stellare della costellazione "Orione" attorno al 10400 a.C., era rispecchiato a terra dalle piramidi.
Analogie astronomiche di questo genere sono state riscontrate nella costruzione dei templi di Angoorvat in Oriente e nelle costruzioni realizzate dalle civiltà precolombiane. Mitiche e perdute civiltà e presenze aliene si intrecciano fino a divenire parte non scindibile della nostra storia. Di Atlantide ne parlò già Platone, in "Timeo e Crizia". In questi dialoghi, vengono riportate le rivelazioni fatte a Solone dai sacerdoti egizi di Sais. Numerose sono le incisioni rupestri. Nella regione del Tassili in Africa, sono stati rinvenuti dei pittogrammi, sui quali sono visibili disegni di esseri con scafandri.
Nella grotta di Fergana in Russia, una pittura rupestre mostra un "essere" con casco e guanti. Nella mano stringe un disco, recante una serie d'iscrizioni, paragonabili al nostro "alfabeto morse". Alle sue spalle, si può notare chiaramente un disco volante in volo, a terra vi è una figura simile ad un astronauta. Potessimo confermare con certezza d'autenticità di questa pittura, potremmo fornire la prova definitiva della presenza d'astronavi e astronauti extraterrestri nella nostra antichità.
Un’altra incisione, datata a ca. 7000 anni orsono, ci proviene dalla baia delle "fiamme enigmatiche" in Giappone. Essa riproduce fedelmente la figura di un aereo-razzo con ali.

Nel papiro di Tulli (1425 a.C.) vengono descritte numerose apparizioni di "cerchi di fiamme più splendenti del sole ed in volo sui quattro pilastri del cielo". Nel "libro dei morti degli antichi egizi" (una raccolta di papiri), un’immagine raffigura chiaramente un globo di fuoco che scende dal cielo ed atterra, mentre il faraone si getta in ginocchio chiedendo pietà al "Dio venuto dal cielo". Così come il Dio "Horus" viaggiava all’interno di un oggetto volante, che gli permetteva di vigilare sugli uomini (l’occhio di Horus).
Misteriosi oggetti in oro ritrovati in antiche tombe colombiane riproducono nella forma nostri aerei attuali. Tra questi è particolarmente rimarchevole quello chiamato "l’aereo di Bogotà”, che ora si trova presso la Banca Nazionale di Colombia. Lungo 5 cm, ripropone con le caratteristiche ali, l’aerodinamica dei moderni caccia ad "ali delta". Queste sculture sono state definite da diversi ricercatori di paleoastronautica e dall’Areonautical Institute di New York, dei modellini in scala di aerei a reazione.
Creature extraterrestri ritenute dai popoli antichi divinità, contribuirono a più riprese allo sviluppo delle civiltà terrene. Il ricordo deformato di questi visitatori e colonizzatori sopravvive in molte tradizioni e culture, in cui si parla dei "Fondatori", ad esempio di Iside e Osiride a Tebe, delle "Potenze" nei testi Indù, dei Malachim nei testi dei Sumeri. I Vangeli Apocrifi e diversi passaggi delle nostre Sacre Scritture, si noti la descrizione del profeta Ezechiele del "Carro glorioso e luminoso del Signore", possono aprire nuove prospettive nell’interpretazione degli antichi testi e dei loro messaggi. Ricordiamo anche i Tachies presso gli Etruschi, i Kappas presso i giapponesi, anche in questi casi si tratta di viaggiatori spaziali.
Gli Dei "Nommo", provenienti dalla costellazione Sirio, insegnarono alla popolazione dei Dogon, che vive nella Repubblica africana del Mali, che Giove ha i satelliti, la Luna è un pianeta spento, Saturno ha gli anelli e che il sistema stellare di Sirio ha una terza stella, Sirio B, conoscenze, queste ultime, conquistate solo di recente dagli scienziati moderni. Il geologo e archeologo Sergio Pitoni ha compiuto varie spedizioni nella zona della Sierra Leone, situata fra la Guinea e la Liberia, e racconta: "In un giacimento alluvionale, a 12 m di profondità, dove erano venute alla luce delle singolari pietre, che dalle analisi sembravano essere di materiale artificiale, sono state trovate delle statue raffiguranti uomini dalla testa grande, sproporzionata rispetto all’esile corpo, e dagli occhi sporgenti. La gente chiama ancor oggi questo luogo "Nomoli"". È evidente l’analogia con i "Nommo" dei Dogon. La datazione di queste statue si può far risalire a 11000 -12000 anni fa.
Ed infine chi non ricorda, le misteriose creature come fate, elfi, nani, giganti ed altre figure magiche delle leggende popolari, esseri di un mondo antecedente al nostro, che hanno fatto parte della nostra infanzia. Per molti di noi sono state figure reali, come i bambini del vicinato, con cui giocavamo.
Si conoscono numerose leggende e fiabe di elfi e fate, ma la maggior parte proviene dall’Irlanda, dall’Inghilterra e dalla Scozia. "Le trame originarie che si tramandano da secoli devono essere antichissime", osserva il filologo Martin Lopelmann. I più antichi manoscritti irlandesi giunti fino a noi risalgono al IX secolo e, pertanto, possono dirsi davvero impressionanti. In effetti, tutte le leggende riguardanti "il piccolo popolo" hanno origine nel mitico periodo storico che precede la nascita di Cristo.
Questo articolo è tratto da una conferenza tenuta a Como Camerlata nel 2016 https://www.cusi-news.ch