St. Germain e il segreto del tempo

St. Germain e il segreto del tempo

Giulietta Bandiera, giornalista, scrittrice e studiosa di spiritualità, ha pubblicato recentemente un libro dedicato a una figura misteriosa e affascinante della storia e dell’esoterismo. Il famosissimo conte di St. Germain. Spia, massone, rosicruciano, alchimista immortale, maestro asceso o abile avventuriero? Fin dal Settecento, epoca in cui è comparso in varie corti europee, St. Germain ha suscitato interesse ed emozioni contrastanti. Di lui hanno scritto vari contemporanei, tra cui Walpole, Madame de Pompadour e Casanova. Ma Giulietta non si è limitata a parlare di St. Germain. Ha affrontato anche un tema strettamente legato alla sua figura: quello dell’immortalità fisica. Perché St. Germain ha sempre affermato di avere parecchie centinaia di anni e alcune persone hanno detto di averlo veduto dopo la data della sua morte ufficiale, avvenuta a Eckernförde il 27 febbraio 1784. Tra questi Maria Antonietta, Madame Dubarry, Papini e altri ancora.
Il tema dell’immortalità affascina da sempre l’essere umano. In passato principi e maghi hanno rischiato il rogo e speso capitali per procurarsi l’elisir di lunga vita. Oggi si parla con insistenza di transumanesio, ossia di un’ibridazione uomo-macchina che permetterebbe di combattere l’invecchiamento e la morte.
Ma la visione di immortalità esplorata nel libro, ci dice Giulietta Bandiera, è completamente diversa.
“Non si tratta di non morire, si tratta di trascendere la visione che abbiamo oggi della morte come qualcosa di separato dalla vita. Anche i più evoluti sanno che tutto è ciclico, che tutto muore e tutto nasce, soprattutto le cellule del nostro organismo che muoiono e si rigenerano in continuazione in un corpo che rimane vivo. Quindi noi siamo come le cellule di un grande organismo per cui moriamo e ci rigeneriamo senza che il corpo muoia mai. Si tratta quindi di uscire dal tempo così come lo vediamo oggi e di entrare nell’Aion, nel tempo inteso come entità trascendente ed eterna. Si tratta anche di vivere il presente come contenitore di passato e futuro e non più come una fase di un ciclo composto di tre elementi: passato, presente, e futuro.”

In che senso?
Nel senso che noi tutti quando pensiamo alla nostra morte la vediamo nel futuro, ma il futuro non c’è, come ha dimostrato la fisica. Per cui il futuro, come il passato, sono contenuti nel presente. Quindi anche la morte è contenuta nel presente. Ma se è nel presente, dov’è, visto che ci stiamo parlando? Questo è il concetto. Quindi si tratta di uscire dalla modalità del timing umano. Dobbiamo uscire dal tempo e quello che fa St. Germain è proprio questo. E non si limita a muoversi nel tempo per cui lo si vede anche dopo morto in posti diversi. No, si muove con la stessa velocità anche nello spazio.  Per cui è quasi impossibile tracciare una cronologia dei suoi spostamenti, perché  oggi era in Inghilterra, domani in Belgio, dopodomani in Russia e il giorno dopo in Africa, il che non era umano,  soprattutto a quei tempi e con quei mezzi.  Il suo segreto era che si spostava attraverso il tempo.  Sono convinta che il mitico l’elisir di lunga vita è proprio questa capacità di spostarsi nel tempo.

 Oltre a St. Gemain ci sono altri personaggi che sono stati visti anche dopo morti. Penso ad esempio a Fulcanelli…
Non a caso un altro alchimista. Perché l’alchimia che cos’è se non l’unione di scienza, spiritualità e arte? È questo che dobbiamo recuperare come specie se vogliamo sopravvivere. Scienza e spiritualità devono dialogare, ma con un elemento artistico, creativo, perché l’essere umano è creativo. È per questo che continua a creare e ricreare sé stesso. Certo, il discorso può essere difficile per la massa, perché siamo abituati alla cronologia e siamo abituati a stare dentro il tempo e la cosa paradossalmente ci rassicura. Infatti, quando parlo di immortalità, la gente non è molto attratta dall’idea…

Il che è strano se si pensa che siamo terrorizzati dalla morte…
Sì, ma la maggioranza delle persone è profondamente infelice, coscientemente o no, per cui l’idea di continuare la vita ad oltranza le atterrisce.  Quando ho cominciato a scrivere il libro pensavo di dimostrare che la morte non esiste, che è una cosa innaturale. Poi però il libro stesso e la ricerca stessa mi hanno portato a cambiare idea e a vedere che la morte è qualcosa di molto naturale. Per cui non dovremmo vederla come una fine assoluta. Dovremmo ad esempio vivere in modo diverso anche il rapporto con i nostri defunti.  Perché più li sentiamo vivi, più loro saranno incoraggiati a manifestarsi, ma non in ectoplasma come nelle sedute spiritiche, ma come presenze reali, soprattutto dentro di noi. Jung menziona spesso certe tribù per le quali i defunti sono presenze attive, un po’ come gli Orisha in America latina. Del resto gli sciamani lo sanno bene: tutto è forza e quelle forze che sono state tuo padre, tua madre, i tuoi parenti o amici morti non sono nel passato visto che tutto è presente, sono qui! Faccio un esempio: l’anno scorso è morta mia madre, proprio quando stavo scrivendo il libro su St. Germain. Così ho cominciato a chiederle interiormente di dirmi dov’era. Finché un giorno ho ricevuto un messaggio interiore chiarissimo che mi diceva: “Perché, tu lo sai dove sei?”

Nel tuo libro non parli solo di St. Germain, accenni anche a episodi famosi come la resurrezione di Gesù, l’Assunzione di Maria e parli di santi e mistici, di cui alcuni appartenenti ad altre religioni come Babaji …
Parlo anche di due contemporanei: la mistica italiana Angela Volpini, nota per le sue visioni mariane, e il russo Grigori Grabovoi. Con entrambi ho avuto modo di collaborare negli ultimi vent’anni. Grabovoi, che è un fisico, insegna a spostarsi nel tempo secondo la teoria delle stringhe e del multiverso. Mi ha raccontato tra le altre cose la storia di un maestro di yoga che aveva un gattino che amava moltissimo. Un giorno il gattino è morto e il padrone non si dava pace. Dopo qualche tempo è arrivato a casa sua un gattino identico al suo che gli faceva molte feste e si comportava come il suo, ma che aveva un’altra vita, un’altra padrona e così via. Era lo stesso gattino, ma veniva da una dimensione temporale diversa. Posso dire che io stessa, quando mi sono ammalata di tumore e poi sono guarita, non ho fatto un processo di guarigione. Mi sono identificata con un’altra me che era in un’altra dimensione temporale ed era sana. Un film che parla di dimensioni temporali parallele è “La casa sul lago del tempo” del regista Alejandro Agresti, uscito nel 2006 e interpretato da Sandra Bullock e Keanu Reeves. È una storia d’amore, dove però lei è per così dire due anni in ritardo rispetto a lui e quindi i due non si incontrano. Questo tipo di situazione avviene quando sei nel tempo cronologico della terra. Se affini la tua coscienza e stai nell’Aion che è il grande tempo, il tempo assoluto, non sei trascinato dalla corrente del tempo, ne stai fuori, lo guardi scorrere. Questa è filosofia, ma se ci pensi è molto logico.

Per tornare al libro e ai casi di persone che sono state viste dopo la data della loro morte, citi santi come Padre Pio, personaggi leggendari come Fulcanelli, a cui abbiamo già accennato, e infine il sensitivo torinese Gustavo Rol. Anche Rol si è manifestato dopo la morte?
Sì e in particolare nel caso di un’infermiera di Aosta, Questa signora, nei primi anni Novanta, stava vivendo un momento particolarmente difficile perché aveva accompagnato suo marito a Milano, dove doveva essere operato di tumore al cervello. La sera prima del ricovero, i due fanno una passeggiata mano nella mano nella zona di Milano 2. Ad un certo punto incontrano un uomo che la moglie riconosce come Rol, il quale era morto da tre anni. Nel momento in cui si sono trovati vicini, lei ha sentito che tutte le sue preoccupazioni venivano risucchiate, il che è logico perché era entrata in contatto con un’altra dimensione. Poi Rol le ha detto: “Lo sa che terrà suo marito per mano fino al 4001?” e si è allontanato. Ora è noto che Rol aveva un legame particolare con il numero 5. Il marito, che non sapeva niente di Rol, le ha chiesto “Ma chi è quell’uomo? È forse un angelo?”
Più tardi, un’amica che era venuta a tenere compagnia alla signora durante la degenza del marito, una psichiatra che aveva conosciuto personalmente Rol, lo ha riconosciuto anche lei dalla descrizione dell’uomo incontrato dalla coppia e in particolare dal fatto che aveva l’occhio sinistro leggermente chiuso. Rol era stato operato a quell’occhio.
Da notare che l’operazione del marito della signora è andata bene e che il paziente è stato trasportato in un centro di convalescenza a Torino, città di Rol, nella Sala Verde (Rol aveva una legame anche con il colore verde), stanza 5, letto 5. Insomma una serie di sincronicità pazzesche.

Angela Volpini e Grabovoi sono ancora vivi. Che cosa hanno da dirci sull’immortalità?
Angela e Grabovoi sono i teorici della possibilità di vivere per sempre in questo universo e su questo piano esistenziale. In particolare Angela mi dice che l’universo si espande continuamente perché è fatto per accoglierci tutti sempre.
Alla fine del libro ho confrontato vari testi che parlano di immortalità con il libro “Io sono” attribuito a St. Germain, ma che in realtà è un libro canalizzato anche se contiene tutti gli insegnamenti di St. Germain. È stato uno studio molto interessante. Ho approfondito tra le altre cose i codici segreti dei Vangeli, tratti da un libro di Igor Sibaldi, e i “Dialoghi con l’Angelo” di Gitta Mallacz che mi piacciono tantissimo. Ho anche parlato del concetto di immortalità nell’arte, nella letteratura, nella musica.

Che cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?
L’idea di questo libro è nata da due messaggi. Il primo, arrivato subito dopo il Covid, è stato ispirato dalle morti improvvise. Ho sentito molto chiaramente che dovevamo smettere di considerare la morte come qualcosa di separato dalla vita, ma che dovevamo vederla come una porta aperta sull’infinito. Dobbiamo cambiare l’idea che la morte è qualcosa di macabro. Oggi tutta la nostra cultura si basa sul terrore della morte.
Una cosa molto interessante che dice Angela Volpini è che, quando aveva le visioni di Maria, lei, Angela, nutriva la Vergine e la Vergine nutriva lei e che nella loro relazione si creava l’eterno. Questa esperienza di relazione è un’esperienza divina. Dio crea l’uomo attraverso il suo logos, ma l’uomo crea Dio attraverso la relazione d’amore. Due entità separate che non si fondono, che rimangono coscienti di sé ma che sono disposte a donarsi creano l’eternità. Perché solo se sei radicato in te esci dalle dipendenze e dagli attaccamenti e puoi donarti all’altro che a sua volta può fare dono di sé solo se è radicato in sé stesso. Angela dice che finché tu non ti fai, Dio non ti vede. Il segreto dell’eternità è questo, ma la cosa più bella è che non si può vivere per sempre da soli, perché l’eternità si fonda sulla relazione.

E il secondo messaggio che ha motivato la tua decisione di dedicare un libro a St. Germain?
È un episodio particolare che mi è capitato nel 2018, quando ero a Trieste per presentare il mio libro “L’amore che basta”.  La presentazione era stata organizzata da una mia amica, una DJ famosa, che aveva attirato moltissime persone,  tanto che avevamo dovuto affittare una sala Bingo perché una sala normale non bastava. Mentre aspettavo di iniziare la presentazione, ho visto un signore seduto in prima fila che mi ha colpito per il suo aspetto. Indossava un capottone nero e teneva il bavero rialzato e le mani in tasca. Poco prima che iniziasse la presentazione, si è alzato ed è venuto verso di me con una tale irruenza che per un attimo ho temuto che mi volesse colpire. Invece ha estratto un libro dalla tasca e me lo ha dato aggiungendo che non era venuto per la presentazione, ma solo per darmi quel libro. Sono stata quasi tentata di mandarlo al diavolo, ma guardando il libro ho visto che era di Wayne Dyer, un autore che adoro. Il libro parlava di St. Germain. Dopo la presentazione, ho cercato l’uomo fra la folla per chiedergli una spiegazione, ma era sparito. Tornata a casa, ho letto il libro e ho strutturato un seminario su St. Germain che ha avuto successo, tanto che ho voluto riprendere il libro, ma era scomparso dalla mia biblioteca. Così ho deciso di ricomprarlo… e ho scoperto che non era mai esistito un libro di Wayne Dyer su St. Germain.

Come ti spieghi questo mistero?
Sono convinta che l’uomo di Trieste era St. Germain. Perciò ho deciso di scrivere il libro su di lui.

Giulietta Bandiera, “St. Germain e il segreto dell’immortalità”, CapitanartLibri.

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